Se siamo "muratori" lavoriamo...per carità!
"Sebbene io parli con lingue di uomini e di
angeli, se non ho carità, sono come ottone stonato, o cembalo tintinnante. E sebbene abbia il dono della profezia e comprenda ogni mistero e conoscenza, ed abbia la fede che muove le montagne, se non ho carità, non sono nulla."
(Corinti. 1. XIII - 1, 2.).
Così si esprimeva un’eminente apostolo (Saul di Tarso) della chiesa cristiana, e tale è il sentimento che costituisce il cemento della Massoneria. La Carità è, infatti, la principale pietra d’angolo del nostro Tempio, e su di essa vengono erette le sovrastrutture di ogni altra virtù, che fanno l’uomo buono e, quindi, il buon Massone.
La Carità, comunque, della quale il nostro ordine mena vanto, non è solo quel sentimento di commiserazione che ci conduce ad assistere il povero per mezzo di elargizioni pecuniarie.
Come la virtù descritta dall'apostolo citato, il concetto utilizzato dai massoni è ben più nobile ed esteso.
Per il Massone la Carità è la possibilità di versare con cuore il tesoro che si è accumulato interiormente. È un’acqua che viene resa disponibile al mondo esterno.
Anche il nostro Ill.mo e Ven.mo Gran Maestro Fabio Venzi ha chiarito bene questo concetto nella sua ultima allocuzione (“L’inveramento dell’utopia”), quando recita: «…attraverso la "Beneficenza" noi, come Istituzione, abbiamo interagito con il mondo profano e mostrato la nostra solidarietà, sul presupposto eschileo che l'altro non è mai assolutamente estraneo. La beneficenza non deve limitarsi ad un asettico aiuto economico, deve piuttosto diventare espressione di compassione. È beneficenza pertanto anche e soprattutto l'attenzione ed il tempo che sappiamo dedicare al prossimo, la propensione all'ascolto ed alla condivisione, la gentilezza dei modi ed il rispetto reciproco».
Christian Jacq, scrittore francese, è romanziere, storico, egittologo e soprattutto Massone. Ha scritto, numerosi saggi sulla storia (esoterica e non) d’Egitto, e diversi romanzi.
Nel 2005/2006 ha pubblicato un romanzo in quattro volumi (editi da Cairo Editore), dal nome: “Il Romanzo di Mozart”. I testi, che si leggono come romanzi, ma che sono frutto di accurati studi storici e dei documenti originali dell’epoca, raccontano l’infanzia e l’adolescenza di Mozart, ed il suo progressivo avvicinarsi alla Luce iniziatica, sullo sfondo, complesso e tortuoso, della Massoneria e delle altre associazioni esoteriche dell’Europa continentale, nel corso di tutto il XVIII sec.
Ritengo che il passo che segue, possa considerarsi attuale e, soprattutto, fornire a noi tutti una visione del concetto di “beneficenza” massonica più ampia di quella usualmente considerata, fonte, certamente, di spunti speculativi di grande interesse
«… Vienna, 22 aprile 1784. La discussione dei principi generali, che ogni loggia doveva includere nel proprio regolamento individuale, fu oggetto di controversie.
“Prima di tutto” ricordò Von Gebler “proclamiamo la necessità della beneficenza, virtù tanto apprezzata dall’imperatore. Solo in questo modo possiamo lottare contro i mali che opprimono l’umanità”.
“Questo implica la liberazione da ogni forma di credenza e di tirannia” aggiunse Von Born. “La beneficenza consiste, oltre che nel fare del bene, nell’agire bene, dunque nel celebrare rituali precisi e ben concepiti”.
“Quali saranno i criteri di ammissione ?” domandò un dignitario.
“Tutti i Fratelli devono partecipare attivamente ai lavori” rispose Von Gebler “quindi devono possedere una delle qualità seguenti: o godere nel mondo profano, per nascita o posizione, di abbastanza considerazione per poter proteggere la virtù oppressa e la buona causa in generale; o disporre di beni materiali di posizione e di famiglia che consentano loro di venire in aiuto, all’occorrenza, della Loggia e dei Fratelli; o possedere conoscenza e talenti indispensabili per correggere le idee errate, combattere i pregiudizi nocivi e diffondere la vera luce”.
“Arriveremo ad ammettere anche un operaio ?” si preoccupò un conte.
“Un tempo le logge dei costruttori delle cattedrali erano formate di artigiani” ricordò Von Born. “Non c’è ragione di rifiutare l’entrata al tempio a chiunque, a condizione che il candidato possa sopperire ai propri bisogni, non sia un peso per i Fratelli e provi un desiderio autentico di vedere la Luce”.
Nessuno protestò.
“In compenso” proseguì il Gran Segretario “diffidiamo dei nobili pieni di sé e dei propri privilegi. Mettiamoli lungamente e lucidamente alla prova e rifiutiamo loro l’accesso se manifestano una tracotanza ed una vanità tali da non poter partecipare della nostra fratellanza. Coloro che disprezzano il prode e semplice borghese perché non ha antenati titolati non meritano di oltrepassare la porta del nostro tempio. Non lo meritano gli aristocratici che trattano male i propri domestici e i propri sudditi, che si mostrano duri e crudeli con essi o si arricchiscono in modo ignobile e si comportano da uomini vili. Per un massone, virtù e rettitudine non devono essere parole vuote”.
“Tutti questi precetti sono contenuti nella Regola dei templi dell’antico Egitto” ricordò Thamos. “Metterli in pratica è una necessità quotidiana, senza la quale l’iniziazione sarebbe un semplice miraggio”.
“Torniamo così alla vera beneficenza” insistette Von Born.
“Non si tratta solo di un sostegno pecuniario, ma di un’assistenza di natura diversa, di un aiuto di ordine spirituale e del dono della Conoscenza che permette di passare attraverso le porte successive che costellano il cammino iniziatico”.
(da “Il Romanzo di Mozart, Vol. II - Il Figlio della Luce” di Christian Jacq)
La Loggia So Ham ha avviato, sin dall’anno scorso, un suo “progetto di Carità e Benevolenza” proprio inteso in questo senso. Si è quindi deciso di rendere disponibile, a tutti coloro che ne facciano richiesta, le raccolte di lavori prodotti da diversi fratelli della Loggia, mettendo a disposizione del Fr. Elemosiniere il ricavato di questa “distribuzione”, detratti i costi di stampa, affinché lo utilizzasse per le opportune attività di benevolenza.
Si è così voluto coniugare lo studio e la ricerca iniziatica con la Carità e la Benevolenza nell’accezione sopra intesa.
“Tutto cambia perché tutto rimanga uguale”… diceva il Principe di Salina!
Anche quest’anno, perciò, la Loggia So Ham manterrà fede al suo proposito, e ciò attraverso la pubblicazione di una raccolta (in otto volumetti) di uno studio, diretto da alcuni fratelli, ma con il supporto ed il contributo di tutta la Loggia, che ha come filo conduttore la “religiosità” dell’Uomo e la “Tradizione” esoterica millenaria trasmessa, di iniziato in iniziato, nel corso della storia umana.
Giuseppe Bentivegna, M.V.
Loggia So Ham n°135 - Palermo
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