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Gran Loggia Regolare degli Antichi, Liberi e Accettati Muratori d'Italia
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Foglio Massonico
 

Storia della Massoneria in Sicilia dal 1800 al 1850

Fare una ricerca sulla Massoneria in Sicilia nella prima metà del secolo XIX è un'impresa quanto mai ardua e difficile. Dipanare infatti la matassa che raccoglie in un unico gomitolo tutte le società, i comitati, le sette e le organizzazioni segrete che fiorirono nell'Isola in quel periodo e fare dunque il dovuto distinguo non è cosa da poco.

La confusione e le difficoltà aumentano quando ci si rende conto che la Polizia e gli Organi inquirenti borbonici di quel tempo non facevano sottili distinzioni tra il termine di Loggia Massonica e quello di Vendita Carbonara, considerando i Massoni come un tutt'uno con i Carbonari. Va detto però, ad onore di verità, che moltissimi Massoni erano al contempo dei Carbonari e ciò creava molta confusione in chi non era a conoscenza dei due fenomeni.

Eppure per la Fratellanza il secolo non si era certo aperto male, infatti nel Regno di Napoli grazie all'occupazione avvenuta nel 1806 da parte delle truppe napoleoniche, la Libera Muratoria aveva ripreso a diffondersi e a proliferare, prima sotto la Gran Maestranza del Re Giuseppe Bonaparte e poi, nel 1808, sotto quella di Gioacchino Murat.

In Sicilia invece, con l'arrivo a Palermo il 26 Gennaio 1806 del Re Ferdinando e della Regina Carolina in fuga da Napoli, si accentuarono le persecuzioni contro i diffusori delle idee liberali e contro gli aderenti alle sette carbonare, che iniziavano a fiorire anche in Sicilia e che avevano come fine l'indipendenza della Sicilia da Napoli.

La gretta mentalità assolutista di Ferdinando III ed un certo atteggiamento irriguardoso verso le tradizioni del popolo siciliano, dimostrato con la promulgazione di alcune leggi anticostituzionali, portò, nel 1812, ai moti di protesta contro il Re e questo fu costretto ad approvare, il 18 Giugno 1812, la famosa Costituzione Siciliana preparata ed approvata dal Parlamento siciliano.

Da un attento esame degli sviluppi politico sociali di questi avvenimenti e dei connotati che questa azione ha presentato, non si può escludere che i diversi siciliani, che si erano fatti iniziare nelle logge di Napoli, che erano all'obbedienza di quel Grande Oriente, di recente costituzione, che professava sia il Rito Scozzese A. e A. sia il rito francese, avessero avuto parte attiva sia nell'organizzazione della sommossa che nella stesura della Costituzione Siciliana.

Ma il tramonto della stella di Napoleone trascinò nel buio anche i suoi alleati, tra questi G. Murat, re di Napoli, che nel 1815 vide il suo regno occupato dagli Austriaci e il 20 Maggio dello stesso anno perse definitivamente il trono. Il 4 Giugno Ferdinando IV rientrò a Napoli.

Ritornato sul suo trono, Ferdinando III ritornò ad essere quello che era sempre stato: un bieco e feroce tiranno. Per porre fine ad ogni presunto privilegio dei Siciliani, egli fuse, nel Dicembre 1816, i Regni di Napoli e Sicilia, detti al di qua e al di là dello Stretto, in un unico "Regno delle Due Sicilie", assumendo il titolo di Ferdinando I. Vennero abolite la Bandiera, l'Esercito e la Costituzione Siciliana, di colpo, con un tratto di penna, fu cancellato un Regno con quasi settecento anni di storia. Per evitare qualsiasi fermento o protesta nazionalista vennero inaspriti i rigori i rigori contro i Liberi Muratori, a suo giudizio rivoluzionari e causa di tutti i suoi guai politici, e in Sicilia in particolare venne concessa addirittura la facoltà a chiunque di uccidere i Massoni per le strade.

Ma, more solito, si possono fermare gli uomini, si possono chiudere le bocche, ma le idee, se giuste e buone, una volta nate non si possono fermare. Sappiamo per certo che nel 1818 fu installata in Palermo la Loggia denominata "L'Architettura Fiorita" ad opra di don Raffaele Fenile, tenente dell'Armata, e don Raffaele Brugnone, sergente maggiore del Reggimento Reale Palermo.

Altre due Logge, una diretta dallo scultore Valerio Villareale e l'altra da don Alonzo Monroy, principe di Pandolfina, vennero costituite tra il 1818 e il 1820.

Una quarta Loggia venne fondata dal maestro di musica don Pietro Generali.

A Siracusa nel 1820 c'erano due Logge di Massoni: una si riuniva sotto la Maestranza di Vincenzo Oddo. Di questa Loggia facevano parte personaggi primo piano ed di grande reputazione come Ferdinando Lopez Fonseca, Procuratore Generale del Re, Raffaele Menichini, verificatore del Registro, i fratelli Campini ed altri notabili della città. L'altra si chiamava "Damone e Pizia", aveva come MV il barone Melocchi e fra i suoi Membri vi erano molti giudici della Gran Corte Civile e Criminale.

Dopo la rivolta di Palermo del 15 Luglio 1820, rivolta propagatasi poi in tutta la Sicilia, che aveva per obiettivo la richiesta del ripristino dell'indipendenza siciliana, fu mandato in Sicilia il Generale Florestano Pepe e a Siracusa, in qualità di comandante del territorio della Val di Noto, fu assegnato il Tenente Generale Vito Nunziante, notoriamente simpatizzante per le idee liberali.

Egli, assieme a suo figlio, venne ricevuto, nel Settembre del 1820, nella Loggia "Damone e Pizia" con il grado di Maestro. Entrambi vennero dispensati dalle formalità del cerimoniale, perché il Nunziante era anche un dignitario della Carboneria. Questa Loggia intratteneva stretti rapporti con le Vendite Carbonare, i cui capi erano Massoni, di essa non a caso faceva parte anche il celebre carbonaro abate Luigi Minichini, che aveva capeggiato la rivolta di Nola.

Nei primi di Febbraio del 1821 il Nunziante si trasferì a Palermo con il grado di comandante delle Armi di Sicilia e, dopo la sconfitta dell'insorto generale Guglielmo Pepe, avvenuta il 7 Marzo 1821 a Rieti, abbandonò le tendenze liberali e carbonare per diventare un lealista borbonico.

Con decreto Regio del 6 Giugno 1821 il governo creò le Giunte di scrutinio per indagare sulla condotta politica degli ecclesiastici, dei militari e degli impiegati e sulla loro appartenenza alle sette sovversive come la Massoneria e la Carboneria. Dalla Giunta di scrutinio per gli ecclesiastici venivano indicati come Massoni il prevosto Carmelo Spadaro e il canonico Giorgio Monisteri da Scicli. Le altre Giunte di scrutinio indicarono solo impiegati e militari appartenenti alla Carboneria, nessuno ai Liberi Muratori.

Nel mese di Agosto dello stesso anno a Palermo, grazie ad una dilazione, venne sventato un complotto ordito dai deputati delle trenta Vendite Carbonare della città. Dei congiurati nove furono fucilati, altri vennero arrestati, altri ancora riuscirono a fuggire.

Una di queste Vendite era chiamata "dei Liberi Muratori". Ad essa apparteneva Giuseppe Candia di Torre del Greco, che fu uno dei nove giustiziati. E' logico ritenere che questa vendita in realtà sia stata una Loggia Massonica, ma, come detto precedentemente, ma non ne abbiamo certezza, infatti, come abbiamo già detto, nemmeno la polizia in quel tempo faceva sottili distinzioni tra il termine di Loggia e quello di vendita, così nei rapporti che venivano presentati ai giudici inquirenti i Massoni erano considerati come un tutt'uno con i Carbonari.

Inoltre, nonostante lo svolgersi di un processo in merito a questi fatti, non abbiamo ulteriori e più dettagliate notizie su questa “Vendita” di Liberi Muratori.

Intanto Pio VII, il 3.09.1821, emanava la Bolla "Ecclesiam a Jesu Christo" con la quale, condannando la Carboneria, riconfermava le Costituzioni apostoliche contro la Massoneria.

Il 4.1.1825 muore Ferdinando I. Gli successe il figlio Francesco I, che continua anche più violentemente, bacia pile come era, le persecuzioni contro la Fratellanza.

In questo stesso anno viene promulgata l'Enciclica "Quo graviora mala" (12.03.1825) che confermerà le precedenti condanne contro le conventicole segrete.

Ma, anche se sembra strano, dobbiamo senza enfasi pensare che la Massoneria in Sicilia era proprio radicata. Infatti nonostante le Bolle Papali, i Decreti del Re, le persecuzioni poliziesche e la libera caccia al Fratelli, il 15 Settembre 1826 il Luogotenente per la Sicilia, marchese Ugo delle Favare, era costretto a mandare una lettera riservatissima al Presidente interinale del Consiglio dei Ministri, nella quale prospettava la necessità di esiliare per “intrighi e macchinazioni diretti alla diffusione delle sette” tre esponenti delle Logge di Palermo: Don Domenico Volpes, don Luigi Leonardi, che facevano parte della Loggia ‘L’Architettura Fiorita” e don Pietro Generali (il cui vero nome era Mercandetti).

Dalle risultanze in nostro possesso possiamo quindi affermare che nel 1826 in Sicilia in generale, e a Palermo e Siracusa in particolare, non solo esistevano delle Logge Massoniche, ma erano anche attive e funzionanti al punto tale da destare preoccupazione nel Luogotenente Generale di Sicilia.

Addirittura Don Domenico Volpes era MV della Loggia “L’Architettura Fiorita” e Gran Maestro della Vendita carbonara detta del “Silenzio”.

La lettera ebbe effetto e in quello stesso un decreto del Re condannava all'esilio tutti gli appartenenti alle "sette Massoniche e Carbonare", con la confisca dei beni in alcuni casi, con la perdita di tutti i diritti e di tutti i titoli in altri.

Dal 1827, grazie alle solite dilazioni e con l'applicazione delle legge dei sospetti, il gruppo dirigente dei patrioti e dei massoni, subì la condanna e l'esilio. La rappresaglia e la persecuzione sortirono un grande effetto, infatti per circa un ventennio non si hanno altre notizie sulla Libera Massoneria siciliana, né siamo riusciti a trovarne nell’archivio di Stato di Palermo.

Non si esclude tuttavia che Logge “selvagge” esplicassero saltuariamente attività massonica. Di certo abbiamo notizie che il patriota ed insigne medico Gaetano La Loggia, futuro Gran Maestro nel 1875 del Supremo Consiglio - Grande Oriente d’Italia sedente in Palermo e poi Senatore del Regno d’Italia, fu iniziato nel 1830 nella Massoneria e nella Carboneria, come si usava in quel tempo.

Alla morte di Francesco I, nel 1830, successe al trono Ferdinando II che continuò a rafforzare il sistema poliziesco che tiranneggiava in Sicilia, dove era sempre viva l’irriducibile agitazione autonomistica.

A Palermo, l’8 Gennaio 1848, il Massone Francesco Bagnasco lanciò una sfida a giorno fisso, annunziando in un proclama che il 12 Gennaio, compleanno del re, all’alba sarebbe scoppiata la rivoluzione. La sfida fu mantenuta. 1l 12 Gennaio 1848 Palermo insorse scacciando dall’Isola le truppe borboniche, proclamando l’indipendenza e nominando Capo del Governo Provvisorio l’Ammiraglio Ruggero Settimo, Principe di Fitalia, antico massone.

Nel 1848 a Palermo sorse una Loggia, chiamata “I Rigeneratori”. In questa Loggia venne iniziato l’11 Settembre 1848 il famoso abate benedettino Domenico Angherà, che il 10.08.1861 ricostituirà quella Loggia “Sebenia”, a cui con molta probabilità appartenne Francesco Crispi.

Ci piace rilevare che moltissimi elementi del Comitato Provvisorio e del Parlamento Siciliano erano Liberi Muratori, che tanta parte avranno nelle vicende dell’unita d’Italia, e che dimostrano che la Muratoria Siciliana si era piegata ma non spezzata.

Ma i tempi ancora non erano né socialmente, né politicamente maturi, così nell'Aprile 1849 le truppe di Ferdinando II rioccuparono la Sicilia. Il buio era tornato.

Le Logge furono chiuse, patrioti e i Massoni ripresero la strada dell'esilio e della sofferenza, ma il loro fuoco continuerà a covare sotto la cenere e, mai rassegnati, ritorneranno tra un decennio per chiudere definitivamente i conti con la bieca e oscurantistica tirannia borbonica.

La Massoneria Siciliana nel periodo dal 1800 al 1850 non fu molto organizzata. Le poche Logge clandestine svolsero attività a fini patriottici, che se pur lodevoli, non sempre furono consone alle massime iniziatiche che sono alla base dell’Arte.

Da questo momento in poi la Massoneria Siciliana avrà un ulteriore aspetto che sarà differente sia da quello "illuminista" della seconda metà del Settecento e sia da quello "giacobino e carbonaro" della prima metà dell’800. Sarà una Massoneria "risorgimentale" costellata dalla presenzi di eccellenti notabili e di grandi figure politiche, ma questa è un’altra storia.

Questa ricerca è voluta essere solo una succinta nota informativa sulla massoneria siciliana a cavallo dei secoli XVIII e XIX, e, non volendo, con una punta di soddisfazione, siamo riusciti a dimostrare, contro la comune convinzione, che la Massoneria non approdò in Sicilia con i mille di Garibaldi e che l'Eroe dei due mondi non ne fu il primo GM. Anzi il Generale non solo la trovò ben salda e da tempo costituita, ma addirittura, se le nostre informazioni non vanno errate, proprio da Massoni Siciliani nella Sede di Palazzo Federico in via dei Biscottari ricevette il 33° Grado.

Per chi poi volesse allargare i propri orizzonti sulle notizie qui appena tracciate, troverà materiale approfondito e dettagliato consultando le opere di pregevoli scrittori, che della materia si sono occupati in modo circostanziato e dalle cui opere sono tratte molte delle notizie da noi in questo lavoro presentate. A loro il nostro più sentito grazie.
Io Bonfi